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Per orientarsi nelle difficoltà legate all’essere donna oggi può essere utile ascoltare una conferenza, leggere un articolo, vedere un film, partecipare a un dibattito.

D: Psicofarmaci nella terza età

• 31 Dicembre 2015 ,
R:

Psicofarmaci dopo i 65 anni. Attenzione!!!

Con l’età cambia la risposta dell’organismo ai farmaci.

Dopo i 65 anni il corpo si modifica, diventa più vulnerabile alle malattie e anche più sensibile all’effetto delle terapie farmacologiche. Verso la terza età spesso aumentano i farmaci che si assumono quotidianamente e anche questa maggiore esposizione a più molecole incrementa la possibilità di avere effetti collaterali.

Per quanto riguarda gli psicofarmaci nella terza età, dunque arrivate ai 65 anni,  è importante riconsiderare i tre aspetti seguenti:

– Va prestata molta attenzione alle interazioni dei farmaci tra loro e all’effetto che alcune terapie possono esercitare sulle funzioni cognitive. A quest’età infatti il fisiologico mutamento delle connessioni cerebrali rende molto vulnerabili ai farmaci che agiscono sul cervello e possono avere effetti negativi sulla memoria, sul ragionamento e sulle capacità cognitive.

– Le dosi degli psicofarmaci vanno riviste e tendenzialmente vanno ridotte perchè sono efficaci a dosi più basse.

– I farmaci che abitualmente si prendono per curare l’insonnia e l’ansia – farmaci che magari si prendono da molto tempo e senza più controllo medico – non sono adatti dopo i 65 anni perché dopo questa età causano sedazione, rallentamento, perdita di memoria e di concentrazione, giramenti di testa con possibilità di cadute.

Attenzione dunque! In caso di assunzione di farmaci ansiolitici benzodiazepinici come il Tavor, l’En, il Minias, lo Xanax e il Lexotan o altri farmaci simili, dopo i 65 anni di età è importante  contattare Alia e parlare con una psichiatra per valutare come adattare la terapie alle nuove esigenze di un corpo che richiede particolari attenzioni.


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