Saperne di più

Per orientarsi nelle difficoltà legate all’essere donna oggi può essere utile ascoltare una conferenza, leggere un articolo, vedere un film, partecipare a un dibattito.

Alia su Gioia!

• 14 Gennaio 2015 , ,
alia su Gioia

Intervista alla presidente di Alia su Gioia! n.45 del 29 novembre 2014

di Alessandra Di Pietro

Tutte le mamme del mondo sono belle, ma alcune sono bellissime…Madonna, Monica Bellucci, Kate Moss, … Carolina di Monaco…Michelle Hunziker…. Puoi invidiare tua madre? Soprattutto, è indispensabile la sua autorizzazione per sentirsi bella?….Chi ti ha partorito può essere in competizione con te?…La bellezza della madre può castrare la figlia nel sentirsi bella? «Agli occhi delle figlie le madri sono sempre bellissime», dice Luisella Brusa, psicanalista, autrice di Mi vedevo riflessa nel suo specchio (Franco Angeli) un long seller sulla relazione madre/figlia. «Sono le madri che spesso ne dubitano e trasmettono insicurezza. Insicurezza in se stesse che diventa insicurezza delle figlie. Quando la madre rincorre una perfezione irraggiungibile, anche la bellezza della figlia non è mai abbastanza. La bellezza della madre è molto positiva, castra la figlia solo se non è vissuta con leggerezza ma come un’arma che non si deve spuntare. Solo se non è accompagnata dal sincero apprezzamento per l’estetica della figlia, quale che sia».

Può esserci competizione e/o invidia più o meno celata quando l’adolescente che vedo posare lo sguardo maschile sulla madre e non su di sé? «Le figlie sono stupefatte e a disagio quando lo sguardo maschile comincia a posarsi su di loro e non più sulla madre. E’ difficile sostenere lo sguardo e il desiderio maschile per una donna, ci vuole tempo, ci vogliono parecchi passaggi di crescita. Durante questo periodo, che per un’adolescente dura anni, l’insicurezza è la vera padrona. La reazione all’insicurezza è la timidezza o più spesso l’esibizionismo. Ma attenzione, l’esibizionismo del corpo non è affatto segno di un buon rapporto col corpo, anzi è accompagnato da un distacco profondo dal corpo, che non è sentito come parte di sé stesse, ma come una cosa estranea, che si può esibire, vendere allo sguardo altrui, affliggere in vari modi (oggi l’età della chirurgia estetica si sta abbassando vertiginosamente in tutto il mondo e le ragazzine sono disposte a far patire al corpo delle sofferenze atroci per rifarsi l’immagine). In questo quadro una madre bella deve fare molta attenzione, perché suscita inevitabilmente invidia e può involontariamente spingere la figlia lungo questa china».

E viceversa, Può esserci competizione e/o invidia più o meno celata quando la madre che vedo posare lo sguardo maschile sulla figlia e non più su di sé?  «Parlare di questo è un tabù, poche riviste femminili hanno il coraggio di dirlo, ma è una realtà. L’invidia delle madre per le figlie giovani e belle è sempre esistita, come sappiamo da Biancaneve e dal suo imperituro successo. Ma anche la fiaba di Biancaneve doveva fingere che non fosse la madre, bensì la matrigna, quella invidiosa. Ebbene, è difficile ammetterlo – anche a se stesse quando si è madri – ma è così. Quando le figlie sono adolescenti le madri si avvicinano alla menopausa, che oggi  può essere vissuta molto bene, ma è sempre un passaggio. Come ogni passaggio porta cose nuove e ne fa perdere altre, comporta un po’ di tristezza. E quanto più la tristezza non riesce a essere vissuta legittimamente tanto più si trasforma in invidia verso chi sembra non patirla: le figlie per esempio, ma anche gli uomini, i partner che la natura biologica tratta diversamente», sostiene Brusa, che con alcune colleghe ha creato l’associazione Alia, dedicata ai nuovi disagi psichici femminili….

…Alla fine di questo viaggio viene da chiedersi: ma davvero tutto, persino la gestione della bellezza, nel destino delle figlie dipende dalle madri? «Certo che la impariamo dalle madri, come tutto! Ma imparare dalle madri non vuol dire fare le stesse cose. I sentimenti giocano il ruolo maggiore, si può fare uguale per amore, anche quando fare uguale è deleterio. Oppure si può fare l’opposto per rancore, anche se sarebbe stato meglio fare come la madre. Non c’è una regola, ogni relazione figlia-madre ha la sua storia. Quello che invece è sempre difficile è fare diversamente, costruirsi il proprio modo originale. Questo parte dalla messa a fuoco del modo di essere donna della propria madre e dalla invenzione del proprio singolare modo di stare bene come donna… Basta che la madre la lasci fare e la sostenga … Potrà diventare diversa da lei, ma le sarà per sempre grata di averla accompagnata nel percorso di ricerca del proprio modo di diventare donna». [dall’intervista  e dall’articolo]


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