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Per orientarsi nelle difficoltà legate all’essere donna oggi può essere utile ascoltare una conferenza, leggere un articolo, vedere un film, partecipare a un dibattito.

D: Non voglio più uscire di casa. Ho paura

• 14 Maggio 2020 ,
R:

La fase decrescente dell’epidemia crea problemi. C’è chi ha paura a uscire di casa.

Molte persone si sono abituate a stare in casa e uscire non è più una prospettiva attraente.

L’invito dell’azienda a tornare a fare qualche giornata in presenza è vissuto male. La risposta forte e spontanea è negativa: no è pericoloso.

Una sensazione di pericolo indefinibile si annida per ogni dove e prende il nome di “pericolo del contagio”.

Razionalmente ciascuno sa che le misure precauzionali prescritte dai decreti della fase due sono più che sufficienti a proteggersi da un’epidemia che è in fase calante. Ma questo argomento razionale è più debole di quello emotivo. E’ più debole della paura.

La paura dell’estraneo

La paura che per ciascuno ha segnato i primi approcci al di là del nucleo familiare, ben nota come paura dell’estraneo dei bambini, torna ora a farsi sentire. La mascherina rende tutti alieni irriconoscibili: personaggi reali di un immaginario fantascientifico da fine del mondo, che popola gli incubi notturni di questo periodo.  Distaccarsi da casa è sentito come un esporsi al pericolo dell’infinito e dell’ignoto. Se la misantropia recondita ha trovato sfogo nelle norme di isolamento ora si scatena l’agorafobia.

La clausura forzata ha ricreato un ambiente ovattato e protetto, ciascuno ha creato un rapporto molto forte con le mura della propria casa, che sono diventate lo scudo di protezione dal pericolo esterno, come la mamma lo era da piccoli. Tornare a uscire ora è come tornare a rivivere quel periodo: non per tutti il primo giorno di asilo è stato un buon giorno.

C’è chi non si è mai trovato bene in mezzo agli altri. Chi ha sempre faticato a entrare in relazione con il desiderio di un altro. Perché non lo capisce, ne è inquietato, ne ha paura. Per tutti costoro tornare a uscire ora non è una prospettiva né bella né facile.

Regressione

E’ stato per tutti un periodo di regressione, di chiusura e introversione. Ciascuno ha dovuto trovare in se stesso le risorse per sopravvivere quotidianamente isolato dagli altri. Si è creato un nuovo equilibrio dal quale l’esterno deve stare fuori. L’unica forma di contatto ammessa in questi mesi era quella virtuale tramite il web. La dimensione virtuale è completamente diversa da quella reale. L’altro è presente ma anche assente,  è impalpabile e anche invadente ma soprattutto si può spegnere a comando. Come in una fantasia di onnipotenza infantile si può far scomparire l’umanità intera con un solo gesto: click.

Sintomo

In questa regressione le difficoltà sintomatiche legate al rapporto sociale hanno potuto pacificarsi. In questi mesi abbiamo ascoltato stati d’animo così: “dottoressa, non ci crederà ma io sto bene. Il mio sintomo ora è legalizzato”.

Un sintomo sorge ogni volta che è richiesta una forma di soddisfacimento più evoluta e più sociale: se il soggetto desidera accedere al nuovo modo di soddisfacimento, ma non è in grado di farlo perché è troppo legato a un modo precedente e più infantile, allora si forma un sintomo. Un sintomo è una formazione di compromesso. Chiunque avesse una vita sociale, lavorativa e relazionale che gli costava uno sforzo – magari inconsapevole – con la quarantena è potuto tornare indietro a godere in solitudine, ben protetto da quell’incognita che è sempre l’incontro con gli altri. La fase due non fa piacere. Oltre la paura del contagio c’è il ritorno, aggravato, dei vecchi problemi di relazione.

Tornare a uscire provoca la paura di incontrare quell’elemento estraneo, indomabile e imprevedibile, che può fare male, che può fare ammalare, che ci mette davanti alle nostre difficoltà e alle nostre mancanze. Si chiama virus.

Ma è l’incontro con gli altri e con le nostre difficoltà.

Farsi aiutare

Certo non aiutano le informazioni confuse sul pericolo oggettivo che corriamo. I dati epidemiologici sono rassicuranti, ma sono riservati ai pochi che sono capaci di leggerli. Per i più, l’unica fonte di informazione è la divulgazione giornalistica e scientifica fatta in modo sensazionalistico, confuso, contraddittorio. Gli stessi provvedimenti ministeriali non sono chiari, danno prescrizioni incoerenti. Questo lascia smarriti. Coloro dai quali ci siattende rassicurazione non riesce a darla veramente.

Quando la  reclusione era prescritta per legge ci si sentiva non solo legittimati pienamente a stare in casa, ma stando in casa ci si sentiva anche cittadini particolarmente bravi e zelanti custodi della salute pubblica. Ora che il divieto di uscire è stato tolto, restare chiusi in casa non è più la stessa cosa.

Bisogna contare su se stessi e sulle proprie risorse interne di razionalità, fiducia, speranza, capacità di riconoscere il pericolo e proteggersi. Ma anche capacità di riconoscere dove il pericolo non c’è e procedere. Purtroppo queste risorse non sono a disposizione di tutti.

Chi è più fragile psicologicamente rischia di pagare un prezzo molto alto per questi mesi di regressione. Ci vorrà molto tempo per tornare a fidarsi e avere una vita “normale”, forse non sarà più come prima. Se però è troppo peggio di prima non arrendetevi alla paura di uscire di casa: fatevi aiutare.

 


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