Aree di disagio femminile

Alia accoglie le donne che soffrono. Il disagio psicologico femminile rende le donne insoddisfatte, inespresse ed infelici e può celarsi dietro molti sintomi: angoscia, insonnia, ansia, stanchezza, tristezza, voglia di morire, sbalzi d’umore, panico, senso di impotenza, rabbia, apatia, iperattività, dubbi sulla propria desiderabilità, sul proprio valore, sulla propria attitudine materna. Da ciò derivano rapporti sregolati ed eccessivi come ad esempio un eccessivo investimento passionale nelle relazioni amorose, un’eccessiva identificazione col proprio valore professionale, un eccessivo rifugio nel cibo.
Le forme del malessere femminile, oggi, possono essere anche subdole, nascoste dietro stili di vita comuni.
Alia non medicalizza comportamenti o scelte perché crede che ciascuna donna sia libera di vivere come meglio crede. Se tuttavia le scelte di vita non portano la felicità attesa bensì malessere, un’esperta di Alia vi darà una mano.


Stare male non è una colpa
ma una eventualità esistenziale che, nella varietà delle sue molteplici manifestazioni, merita un riconoscimento specifico.

Alia si prende cura, senza discriminazioni, della vasta rosa di malesseri che toccano la donna contemporanea.

 

OVER 55

Ogni età è un percorso di crescita proiettato in avanti che porta con sé una problematica o un malessere femminile specifico. Si conosce ad esempio da sempre l’adolescenza come un’età complessa e da cui scaturiscono forti disagi, ma si parla pochissimo di quel momento di maturità in cui la donna vive profondi malesseri, per di più secondo modalità assai diverse dagli uomini.

Questo è il momento in cui i genitori anziani, infatti, vanno accuditi, i figli richiedono aiuto, il lavoro esige sempre presenza e impegno, il corpo invecchia causando rabbia e amarezza. Questi sono anni di profonde trasformazioni, alcune delle quali addirittura irreversibili, come la perdita di genitori, familiari o amici di una vita. La paura di scivolare in un cono d’ombra può insinuarsi sotto forma di un malessere sordo e insistente. La sensazione di sentirsi sole di fronte ad una vita che comunque continua può diventare difficile da sopportare. Per questo, ben prima dell’ingresso nella terza età, possono scatenarsi forme di disagio psichico che rispondono ad una nuova realtà, difficile da comprendere ed accettare.

Molto prima di arrivare alla transizione della pensione le donne incontrano uno sconvolgimento della vita che apre l’incognita di un diverso orizzonte.

Si apre una fase che può anche includere nuove realtà affettive.

La soluzione è darsi la possibilità di accedere ad un luogo di parola e di condivisione delle difficoltà per andare oltre gli psicofarmaci come unica alternativa possibile.

Sonno disturbato, tristezza, ansia, momenti di panico, sbalzi di umore, svogliatezza, stanchezza, senso di vuoto sono i modi in cui si manifesta un malessere femminile che ha radici nei cambiamenti interni ed esterni.

Parliamone, Living room e/o Terapia fanno parte del percorso pensato per voi.

 

 

POSTI SCOMODI

Il disagio femminile sul lavoro può avere diversi volti.

Può essere il disagio di chi è riuscita ad avere molte soddisfazioni professionali e sta facendo carriera ma in questo successo lavorativo sente di sacrificare una parte di sé. Lavorare a livelli elevati impone ritmi e regole che non riconoscono la particolarità del genere femminile e riuscire ad integrare lavoro e vita privata diventa una dura battaglia. Basti pensare che la categoria delle donne in carriera contempla un numero di single, separate e divorziate nettamente superiore a quello dei loro colleghi uomini, a parità di ruolo. Sono donne che subiscono una maggiore esposizione alla solitudine e che vivono una sottrazione di tempo assai limitante; spesso si rendono conto che 
 la vita sta correndo veloce e vogliono recuperare spazio per l’amore e per la maternità. Ma, pensarlo, il più delle volte non basta perché ciò si realizzi. Davanti alle difficoltà sorgono spesso dei dubbi del tipo “mi aspetto troppo da un uomo?” La tentazione alla rinuncia si fa avanti: “non si può essere felici anche senza un bambino?”
Può essere il disagio di chi incontra delle situazioni talvolta vessatorie, che la vedono diventare vittima di angherie e di ingiustizie, fino alla configurazione di vere e proprie situazioni di mobbing o molestie.

Può essere il disagio di chi si sente incompresa dai propri superiori e – senza arrivare e situazioni vessatorie o di mobbing – vive uno stato di continua frustrazione.

Può essere, ancora, il disagio di chi, per motivi diversi, ha fatto delle rinunce lavorative ed ha qualche rimpianto. Fino al caso estremo delle donne che hanno rinunciato al lavoro e incontrano un senso di vuoto accompagnato dall’esigenza di dover giustificare la propria posizione ai propri occhi e a quelli degli altri: le cosiddette “casalinghe disperate”, donne che talora non si sentono mai in diritto di riposarsi dal momento che non lavorano oppure che si sentono intimamente colpevoli verso se stesse e verso la società.

Ansia, disturbi del sonno, difficoltà a rilassarsi e depressione, ma anche attivismo, shopping compulsivo, amenorrea, moltiplicazione dei partner e non appagamento sessuale sono segnali che indicano un disequilibrio tra lavoro e femminilità.

Parliamone e Terapia sono il percorso pensato per sciogliere i nodi di questo disagio.

SCELTE SESSUALI

I mutamenti sociali accentuano sempre più la fragilità dei rapporti tra uomo e donna, a qualsiasi età, accentuando una difficoltà sostanziale a realizzare un incontro soddisfacente con l’altro sesso. E così, in amore, l’angoscia diventa la compagna costante dell’incertezza sul proprio essere rendendo la donna infelice perché inespressa e insoddisfatta. Affetto, innamoramento, attrazione sessuale e rapporto sessuale rispondono d’altra parte a logiche diverse nell’universo femminile.

Sono lesbica o no? È una domanda che coinvolge tutto l’essere di una donna. Una risposta affrettata, indotta dalla pressione sociale non si coniuga facilmente con la libertà e la serenità interiore. Ed anche le attitudini negative da parte di chi cura possono spingere ad una soluzione affrettata e standard. Queste attitudini non solo mettono capo a discriminazione e pregiudizi nei confronti dell’omosessualità, ma rivelano soprattutto un’incomprensione profonda delle donne che vivono questo disagio, della loro visione del mondo, delle strategie affettive e delle soluzioni possibili al loro malessere. Senza dare per scontata fin dall’inizio la soluzione migliore, va presa in considerazione l’intera posizione esistenziale di chi è alla ricerca di una pacificazione vera e profonda con la propria identità sessuale.

Angoscia, panico, senso di inautenticità, assenza di sentimenti ed emozioni, ricerca di sensazioni forti per sentirsi vive e dipendenza dal riconoscimento degli altri sono alcuni segni di questo disagio.

Parliamone e Terapia sono il percorso pensato per voi in Alia.

 

 

 

 

 

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IN SINTONIA CON IL CORPO

Il corpo è una delle principali fonti di sofferenza per le donne. Non parliamo del rischio di malattie e incidenti, ma del fatto che il corpo è una cosa estranea a noi con la quale dobbiamo convivere. Non vivremmo senza il corpo, ma nemmeno siamo il nostro corpo. Siamo sempre qualcosa di più e di diverso dal corpo che sostiene la nostra vita. Non c’è una sintonia prestabilita con questo estraneo con cui viviamo nella più profonda intimità. Spesso c’è invece una disarmonia profonda, inquietante e anche angosciante.

Il corpo segue leggi di funzionamento tutte sue, che non dipendono dalla nostra volontà. Queste leggi possono farci arrabbiare. Scateniamo allora una guerra contro il corpo, una guerra di astuzia per ingannarlo, o di volontà per vedere chi è più forte. Chi ci rimette è la nostra salute e finisce che ci troviamo ancora più dipendenti dal corpo. Conoscere le sue leggi, capire che macchina è e come funziona è il modo migliore per conviverci. Ma non sempre è chiaro come un corpo funziona, a volte ci vuole un dottore-traduttore esperto di queste cose che ci aiuti a capire i suoi segreti e le sue stranezze.

Il corpo parla. I dolori della nostra esistenza si esprimono anche attraverso il linguaggio degli organi. Invece di farsi sentire come un pensiero di qualcosa che ci fa soffrire, il dolore può infilarsi in un organo e cominciare a fare male lì. Questo è il principio di funzionamento delle somatizzazioni, quei sintomi fisici per i quali non si trova una causa organica.

Il corpo imbarazza. In nostro corpo ci sembra troppo ingombrante anche quando ci dicono che invece la sua immagine è  minuta. Vogliamo essere invisibili per sfuggire a questo ingombro vergognoso. Vorremmo essere considerate al di là del nostro corpo e tuttavia del corpo non possiamo liberarci. L’attenzione esasperata per la magrezza e per l’estetica possono essere la stampella cui appoggiarci per non sparire, ma non sono soluzioni felici.

Dolori incomprensibili e insistenti, condotte alimentari fuori controllo, senso di vergogna, isolamento, sconforto, alterazioni dell’umore, inquietudine per gli organi, possono essere segnali che il rapporto con il corpo sta diventando un problema.

Ciascuna donna, nel rispetto delle sue scelte, può essere accompagnata nella costruzione di un rapporto più sereno con il corpo.

MADRI SOLE

Separazioni logoranti e abbandoni repentini rappresentano oggi una realtà comune. Una donna può ritrovarsi sola ad allevare i suoi figli e, anche l’accudimento, se gestito in solitudine, può rendere una madre infelice.

La richiesta di una presenza costante e di una responsabilità che non si può condividere con qualcuno possono essere fattori sfibranti. L’impressione che la propria libertà si vada assottigliando può suscitare rabbia e frustrazione. L’angoscia che accada al bambino qualcosa di brutto e la paura di lasciarlo alle cure di estranei possono essere tanto intense quanto lo è l’amore.

Se i figli manifestano qualche comportamento strano, in una madre si affaccia da subito il senso di colpa, di inadeguatezza e di vergogna. La paura di essere fraintese può, per di più, condurre al silenzio. Rifiutando il luogo comune che fa della maternità la condizione in cui ogni donna si sente automaticamente a suo agio, Alia offre a ciascuna la possibilità di recuperare serenità e fiducia. Perché non esistono cattive madri, ma solo donne che non riescono a trovare il loro modo particolare di essere mamme.

Angoscia, paura, rabbia, frustrazione, senso di inadeguatezza, colpa, solitudine di fronte alle istituzioni scolastiche, sconcerto, disorientamento negli affetti possono essere un segnale.

Parliamone e Terapia fanno parte del percorso pensato per voi.

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