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Per orientarsi nelle difficoltà legate all’essere donna oggi può essere utile ascoltare una conferenza, leggere un articolo, vedere un film, partecipare a un dibattito.

A ciascuno il suo cervello. Plasticità neuronale e inconscio

• 24 Novembre 2014
A ciascuno il suo cervello

 Pierre Magistretti e François Ansermet, A ciascuno il suo cervello. Plasticità neuronale e inconscio. Bollati Boringhieri, Torino 2008.

La lettura du questo libro è una liberazione: la buona notizia è che, contrariamente a quello che viene propagandato, non siamo prigionieri della nostra gabbia genetica. Invece, il libro ci spiega che la nostra programmazione genetica è sempre aperta. Le recenti acquisizioni della neurobiologia, dimostrano una plasticità della rete neuronale che consente al cervello di registrare l’esperienza. In altri termini l’esperienza lascia una traccia nella rete neuronale rendendo di conseguenza quest’ultima aperta al cambiamento e alla contingenza.

Uno degli effetti di questa scoperta rivoluzionaria, che è valsa il Nobel a Eric Kandel nel 2000, è che possono ritornare a dialogare due campi delle scienze che erano rimasti separati: quello delle neuroscienze e quello della psicoanalisi. Questo libro nasce proprio da questo incontro: Pierre Magistretti è professore di Neuroscienze presso l’École Polytecnique Fédérale di Losanna oltre che direttore del Centro di neuroscienze psichiatriche presso l’Università di Losanna e Francois Ansermet è psicoanalista e professore di Psichiatria del bambino e dell’adolescente presso l’Università di Losanna nonché primario presso la Clinica universitaria di Psichiatria del bambino e dell’adolescente di Ginevra. In A ciascuno il suo cervello, mettono in luce gli innumerevoli punti di incontro tra queste due discipline alla luce delle recenti scoperte sulla plasticità neuronale. La principale conseguenza che essi rilevano e che contribuisce a dare il titolo al libro è che, essendo l’esperienza in grado di modellare l’organico, ogni individuo attraverso la somma delle esperienze vissute si rivela unico e imprevedibile. Ovvero l’individuo è geneticamente determinato per non essere geneticamente determinato. In particolare certi stimoli provenienti dal mondo esterno lasciano una traccia nella rete neuronale in termini di modifiche sia strutturali sia funzionali: modifiche strutturali dei contatti tra assoni e neuroni che si manifestano sotto forma di duplicazione delle spine dendritiche e  modifiche funzionali in termini di variazioni della efficacia sinaptica.

Cosa nel cervello determini le associazioni tra tracce primarie è un fenomeno che continua a restare enigmatico. L’ipotesi dei due autori è che vi siano associazioni per simultaneità di diverse percezioni. Cosicché, per esempio, dopo le prime volte che il bambino affamato viene soccorso dalla madre, inizierà a provare piacere per il solo apparire della madre. Ne consegue che si sarà formata una realtà interna. L’inconscio si attiva in quanto rete di associazione tra tracce. La realtà interna si costituisce come un sistema della perturbazione della percezione della realtà esterna. È chiaro quindi che una costruzione fantasmatica, attiva all’insaputa del soggetto, è capace di determinare un desiderio inconscio e una azione che non è più il risultato della realtà esterna.

Paradossalmente il fatto che la plasticità separi dalla esperienza procura libertà al soggetto, perché gli offre uno spazio di mobilità e la capacità di trasformarsi, che sono condizioni di una possibile plasticità del divenire: il circuito tra percezione, memoria e coscienza verrà ri-alimentato più volte sia direttamente a partire dalla percezione, sia a partire dalla riattivazione delle tracce mnestiche, cosí l’esperienza verrà trasformata e deformata con combinazioni e ritrascrizioni che possono proseguire all’infinito, per un cervello che è in continuo cambiamento. Ovvero non si usa mai due volte lo stesso cervello. Altra conseguenza è che l’esperienza individuale è unica. A ciascuno il suo cervello e la propria realtà inconscia.

Il lavoro psicoterapeutico consiste appunto nel decodificare la realtà interna, consentendo di ritrovarsi e orientarsi per ristabilire un nuovo rapporto con la realtà.


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