Saperne di più

Per orientarsi nelle dicoltà legate all’essere donna oggi può essere utile ascoltare una conferenza, leggere un articolo, vedere un film, partecipare a un dibattito.

D: Senso di vuoto, solitudine e disperazione. Perché?

• 12 settembre 2014 ,
R:

R: L’animo femminile è più dolorosamente ricettivo al sentimento della solitudine. È frequente per le donne sentirsi sole, come attraversate da un sentimento di esilio, di lontananza. Da cosa? “Dal sentirsi complete” per esempio; oppure “ dallo stare bene con se stesse”. Per una donna, la solitudine fa emergere un’inconsistenza tutta femminile che prende il senso di un’assenza di valore.

Oggi molte donne testimoniano una certa dimestichezza nella vita, anche in quella erotica quando è separata dall’amore, hanno accumulato un sapere su come passare all’azione con gli uomini. Un sapere che si sforzano di far circolare, di condividere con le altre: blog, forum, carta stampata, trasmissioni televisive. Eppure al di là di questa possibilità di realizzare soluzioni universali, valide per tutte, nel privato, nell’una per una, rimane un resto: un senso di solitudine, una sorta di partner oscuro ed incancellabile: il vuoto. Cosa resiste? Cosa torna?

La strategia dell’avere… soldi, successo, corpi modellati, uomini, oggetti, figli, nell’universo femminile non funziona. Non per tutte. Le donne che riceviamo in Alia vengono a parlare di quel resto oscuro che le rende inquiete, che non le fa sentire al sicuro ma piuttosto sempre incerte, sospese nonostante i riconoscimenti. Forse la rivoluzione non ha raggiunto tutte? Si tratta di un conflitto generazionale tra un vecchio modello e una donna più moderna, padrona della sua vita? No. Non è una questione di epoca, non è neanche una questione morale. E’ che le donne non sono uomini e la solitudine è una faccenda che tocca profondamente  l’essere femminile.

Quando le donne si mettono a parlare della loro vita e delle loro scelte in un contesto in cui risuona solo il loro discorso, ad ognuna il suo, scoprono l’esigenza di consistenza, di un ancoraggio solido nel legame con gli altri. Da questa mancanza sgorgano sconforto estremo, depressione, ansia, angoscia, rabbia, senso di vuoto.

Contrariamente a quel che sembra, per noi che lavoriamo in Alia, questo si rivela sempre un momento molto fecondo. Accogliamo le solitudini come dei segnali che una donna è presa dentro, impigliata nell’interrogativo sul proprio essere. C’è un quesito che è stato messo a tacere, magari sepolto da un continuo passare all’azione e ha finito per parassitare la quotidianità.

Le solitudini sono il modo in cui, in una donna, fa eco una rinuncia e la sofferenza che questa comporta. La strategia dell’avere, di gestire la vita come fosse un mercato, può essere per una donna un partner devastante, un padrone che la separa dall’inventarsi una propria particolarità, quella particolarità che ad ogni mercato fa eccezione. Quel resto oscuro, quella sensazione che qualcosa manca, che le cose non sono al loro posto è la prova inconfutabile che la soluzione uguale per tutte non calza mai bene alle donne, che non sono tutte uguali ma semmai una diversa dall’altra. Molteplici. Le solitudini non sono mali incurabili ma occasioni per iniziare il proprio viaggio nell’enigma dell’essere donne.


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